Biomimetica, stampa 3D ceramica e raffrescamento ispirato alla natura: TerraMound esplora come geometrie derivate dai termitai possano suggerire nuovi modi di progettare superfici e sistemi per il comfort ambientale.
TerraMound: dalla biomimetica al raffrescamento
Il progetto di Rameshwari Jonnalagedda, sviluppato durante il percorso alla Bartlett School of Architecture con il tutor Arthur Prior, nasce dallo studio delle strutture porose e dei sistemi di ventilazione osservati nei termitai. L’obiettivo della ricerca è tradurre questi principi naturali in geometrie ceramiche complesse, realizzabili attraverso la produzione additiva.
La biomimetica non consiste nel copiare semplicemente la forma di un organismo naturale: cerca piuttosto di comprenderne i principi di funzionamento e trasformarli in soluzioni progettuali. Nel caso di TerraMound, il riferimento è alla capacità delle strutture dei termitai di gestire flussi d’aria, calore e umidità attraverso reti di cavità e canali.
Stampa 3D ceramica: quando la geometria diventa funzione
La stampa 3D ceramica permette di creare porosità, cavità e superfici interne difficili da ottenere con processi convenzionali. TerraMound sperimenta proprio questa libertà geometrica per aumentare la superficie di scambio e guidare il passaggio dell’aria attraverso una struttura in materiale ceramico.
Nel prototipo originale della ricerca, la ceramica porosa lavora insieme ad acqua e ventilazione assistita per favorire un principio di raffrescamento evaporativo. Le successive interpretazioni del progetto mostrano anche il potenziale di queste geometrie se applicate, in futuro, a moduli più grandi, pareti o involucri architettonici.

Una parete biomimetica? Il potenziale è ancora sperimentale
L’aspetto più interessante non è presentare TerraMound come un prodotto già pronto per sostituire l’aria condizionata, perché non lo è. Il progetto va letto come una ricerca sul possibile incontro tra architettura biomimetica, ceramica e sistemi di raffrescamento a minore intensità energetica.
Le immagini di scala architettonica aiutano a immaginare un futuro nel quale una parete non sia soltanto un rivestimento, ma una superficie progettata per partecipare al comportamento termico e alla ventilazione dello spazio. Per arrivare a un’applicazione reale su edifici servono però ulteriori test, sviluppo tecnico e validazione delle prestazioni.
Perché la biomimetica interessa il design degli interni
Per il mondo dell’interior design, TerraMound suggerisce un cambio di prospettiva: materiali e superfici possono essere scelti non soltanto per colore, formato o finitura, ma anche per il modo in cui interagiscono con aria, acqua, calore e luce.
La ceramica, grazie alla combinazione tra materia tradizionale e fabbricazione digitale, diventa così un terreno di sperimentazione particolarmente interessante. La ceramica 3D consente infatti di passare dalla superficie decorativa a strutture tridimensionali in cui estetica e funzione possono essere progettate insieme.
Dal prototipo al futuro delle superfici attive
TerraMound resta oggi un progetto sperimentale, ma rappresenta bene una direzione emergente: usare la natura come modello e la produzione digitale come strumento per sviluppare materiali più attivi e intelligenti.
Per Sample.now, il punto interessante è proprio questo: il futuro dei materiali potrebbe non dipendere soltanto da nuove finiture, ma dalla capacità di trasformare la materia in una parte funzionale dello spazio. Biomimetica, stampa 3D ceramica e raffrescamento passivo sono tre concetti da osservare con attenzione.
Nota: le immagini di questo articolo sono interpretazioni editoriali generate per illustrare il potenziale architettonico del concetto e non fotografie del prototipo originale TerraMound.
Fonte editoriale: designboom, 9 luglio 2026. Il progetto originale di TerraMound è stato sviluppato come ricerca sperimentale su strutture ceramiche porose e raffrescamento.








